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Salve a tutti! Venite a dare un'occhiata, è appena nato!
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Dedicato a tutti i bambini nel mondo...
di ogni razza
colore
paese...
che ci sia sempre un arcobaleno...
Bambini (Paola Turci)
Bambino
Armato e disarmato in una foto
Senza felicità
Sfogliato e impaginato in questa vita
sola
Che non ti guarirà
Crescerò e sarò un po’ più uomo
ancora
Un’altra guerra mi cullerà
Crescerò combatterò questa paura
Che ora mi libera
Ragazzini corrono sui muri neri di città
Sanno tutto dell’amore che si prende
e non si dà
Sanno vendere il silenzio e il male
La loro poca libertà
Vendono polvere bianca ai nostri
anni
E alla pietà
Bambini, bambini
Bambino
In un barattolo è rinchiuso un seme
Come una bibita
Lo sai che ogni tua lacrima futura ha
un prezzo
Come la musica
Io non so quale bambino questa sera
Aprirà ferite e immagini
Aprirà
Le porte chiuse e una frontiera
In questa terra di uomini
Terra di uomini.. oh bambino
Qual è la piazza in Buenos Aires dove
tradirono
Tuo padre il suo passato assassinato
Desapareçidos
Ragazzini corrono sui muri neri di città
Sanno tutto dell’amore che si prende
e non si dà
Sanno vendere il silenzio e il male
La loro poca libertà
Vendono polvere bianca ai nostri
anni
E alla pietà
Bambini, bambini
Bambino
Armato e disarmato in una foto senza
felicità
Sfogliato e impaginato in questa vita
sola
Che ti sorriderà


fotografia di Sebastiao Salgado

fotografia di Sebastiao Salgado

Viaggio nel passato
Nel buio silenzioso della notte un gatto intonava il suo canto alla luna. le luci erano spente sulla città e solo di tanto in tanto si intravedevano i bagliori dei fanali delle automobili che attardandosi nella notte si dirigevano verso chissà quale meta misteriosa.
Solo Jame, da solo nella sua stanza, non riusciva a dormire. Era troppo scosso da quello che gli era capitato quel pomeriggio. Al bar dell'angolo vicino alla scuola, aveva incontrato una ragazza che gli era sembrato subito di riconoscere.
Aveva i capelli lunghi e lisci come seta, di un nero corvino insolito che non passa inosservato, era alta e longilinea e si muoveva con passi leggeri e decisi.
Jame era sicuro di conoscerla, che non fosse la prima volta che la vedeva. Il suo volto gli era così familiare che non riusciva a darsi pace. le si avvicinò prendendo posto sullo sgabello accanto a lei e ordinò un caffè macchiato con una fetta di torta di mele, la sua preferita. Si guardava intorno fingendo indifferenza, in realtà i suoi occhi non facevano che osservare di nascosto quella donna misteriosa, alla ricerca di un particolare che gli permettesse di trovare una risposta alle sue domande.
Mentre beveva il caffè lei gli rivolse la parola: Ciao! Dev'essere buona quella fetta di torta, ti sto osservando da un po' e sembra che tu non abbia nessuna intenzione di mangiarla!
Jame rimase sbigottito...
Non pensava che anche lei fosse così tanto interessata a lui. Imbarazzato, balbettò un frettoloso: "Sì, hai ragione...", poi si affrettò a ricomporsi. "E' da un po' che ti osservo e mi chiedevo cosa ci facessi qui dopo essere sparito improvvisamente l'ultima volta!"
Jame non capiva, come poteva essere sparito dall'ultima volta se non l'aveva mai incontrata prima? Chi era quella donna? Continuava a rimuginare e a perdersi nel vortice dei suoi pensieri senza trovare un nesso razionale con quello che lei gli aveva appena detto.
"Allora", continuò lei "come stanno tutti? Come vanno le cose? Tua moglie e i bambini? Ancora stanno nel vecchio casolare vicino al ponte?"
Ancora una volta Jame restò perplesso, cosa voleva quella donna da lui, come faceva a conoscerlo e chi erano le persone di cui parlava? Cercò di rispondere dicendo che lui non aveva né moglie, né figli e che non viveva in un casolare vicino al ponte, ma in un palazzo poco distante da lì, al terzo piano. Lei sembrava non capire e affermò più volte che si conoscevano e che lui era da sempre vissuto con la sua famiglia in quel casolare di cui gli aveva parlato pocanzi.
"Tu sei James del Surrey, figlio di Richard e vivi in quel casolare con la tua famiglia da sempre! Come è possibile che non ti ricordi? Dev'esserti successo qualcosa."
Allora Jame sconvolto dalla piega che stava prendendo la conversazione so alzò di scatto e scappò via.
Una strana sorpresa lo attendeba però fuori dal bar, la strada, la città le persone, tutto era cambiato. La città era scomparsa lasciando il posto alla campagna e tutto sembrava più rustico, semplice, quasi rozzo. Anche le persone apparivano diverse, sembravano uscite da un romanzo del '700 o da un film.
Decise di incamminarsi lungo la strada per vedere dove arrivava e per rendersi conto di cosa stesse succedendo in realtà. Vagava senza meta, sbandato e solo nella strada, quando improvvisamente una carrozza spuntò sulla strada travolgendolo. Nell'attimo prima di essere travolto Jame urlò e poi svenne!
Si svegliò dopo pochi minuti con la testa appoggiata sul tavolino del bar. Aveva sognato... Tutto era al suo posto come sempre e gli altri clienti del bar lo guardavano incuriositi.
Non molto lontano da lui, vicino al bancone, notò una presenza che lo fece sussultare, la donna era lì tranquilla che pagava il conto. Lui le si avvicinò chiedendole cosa fosse successo. Lei sorpresa gli rispose che forse era matto, che non si erano mai parlati prima e che doveva lasciarla in pace.
Preso il soprabito, uscì.
Jame allora, sconfitto e incredulo si avviò verso casa senza poter capire davvero cosa gli fosse successo. Una volta in casa la sua mente fu invasa da un ricordo. Si alzò per andare in soffitta, aperta la porta lo sguardo di una donna su un antico ritratto lo penetrò, era lei, la donna misteriosa!
La bisnonna di sua nonna materna, vissuta secoli prima, una donna bellissima e di nobili origini. Lui l'aveva incontrata, l'aveva conosciuta...
Senza rendersi conto aveva fatto un viaggio nel passato. Un viaggio nel tempo, senza sapere quale fosse stato il vero motivo, né come aveva fatto. Non sapeva darsi delle risposte e diceva a se stesso che se c'era un motivo preciso prima o poi sarebbe venuto fuori.
Non poteva saperlo, non era ancora tempo.



Borders, limits, confini, frontiers, migrants.....
Migrations di Sebastiao Salgado.