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Sempre continuando il discorso di ieri sera vi posto dei consigli che ho tradotto liberamente dall'inglese e dal sito di Martha Stewart :-)) Ho adattato tutto alle mie esigenze integrando ciò che potevo.
SEI COSE DA FARE OGNI GIORNO PER AVERE SEMPRE UNA CASA ORDINATA E PULITA
1 - Rifare il letto appena alzati
2 - Cercare di limitare l'accumulo di cose inutili e di rifiuti sparsi per casa (fogli, riviste vecchie che non itneressano, oggetti che stanno lì semplicemente a impolverarsi e a ingombrare, ecc...)
3 - Smistare la posta: separare subito le bollette dalla posta indesiderata e dalle lettere o cartoline
4 - Pulire mentre si cucina
5 - Pulire il pavimento della cucina ogni volta che si riordina dopo pranzo e dopo cena
Questi sono i consigli dati da Martha Stewart sul suo sito, ma io aggiungerei alcune cose come:
1 - Buttare sempre la spazzatura
2 - Lavare e lucidare il lavello della cucina
e infine, la cosa più importante
DEDICARE UN PO' DI TEMPO A SE STESSE FACENDO QUALCOSA CHE CI PIACE E CHE CI FA STARE BENE
Prendere l'abitudine di fare questi piccoli gesti ogni giorno può rivelarsi davvero importante e soprattutto permette di gestire al meglio la propria casa. Ovviamente si possono dividere i vari compiti in diverse ore della giornata e anche chi lavora fuori casa può riuscire a fare tutto. Magari non raggiungerà la perfezione, ma anche le cose fatte a metà hanno un loro senso e aiutano a far sentire meno il peso di ciò che dobbiamo fare.
Salve a tutti! Venite a dare un'occhiata, è appena nato!
http://langolodellepiccolecose.splinder.com/
Silenzi
Era buio ormai da un po' nella strada quando Eva decise di andare a fare una passeggiata. Aveva trascorso l'intera giornata a lavorare al computer e ormai non ne poteva più di navigare in rete, di rispondere alla posta, né di tradurre. Le parole le giravano davanti agli occhi come in una danza, quasi avessero vita propria. Aveva la sensazione di non ricordare più nemmeno il suo nome tanto si era persa dietro alle parole.
Già, le parole... insiemi di lettere che per convenzione hanno un senso compiuto e che servono a fare la cosa più bella del mondo: COMUNICARE.
Senza di esse non si potrebbe comunicare, o meglio non così direttamente come si riesce a fare usandole.
E così Eva trascorreva le sue giornate a danzare con loro, a cercare un'armonia che si nascondeva tra i suoni e le lettere, e il suo lavoro consisteva nel garantire che quest’armonia si conservasse nel passaggio da una lingua all'altra. Dicono che per farlo i traduttori abbiano bisogno di essere anche un po' scrittori, e forse è vero, perché altrimenti non sarebbe capace di giocare con verbi e nomi senza restarne imprigionati.
Eva quella sera voleva staccarsi dalle parole per immergersi nel silenzio. Il silenzio della strada in cui non c'era ormai nessun passante. E le piaceva gustarlo fino in fondo, immergendosi dentro di esso per ritrovare l'anima che forse stava trascurando.
Camminò senza fermarsi fino al bar in fondo alla strada che circondava casa sua e si sentiva finalmente libera, mente vagava sui contorni delle finestre con le luci spente, sulle serrande abbassate, e immaginava che dietro quelle finestre ancora qualche luce poteva essere accesa. La vita si era nascosta agli occhi del mondo, ma continuava nell'intimità di mura domestiche che si celavano alla vista dei passanti.
Ancora immersa nel silenzio, pensò che dovesse tornare indietro e che si stava ormai facendo tardi. Allora girò l'angolo e riprese la strada del ritorno. Arrivò sottocasa, apri il portone e s'immerse nel silenzio della notte come altri avevano fatto prima di lei. Salì le scale, aprì la porta d'ingresso ed entrò. La richiuse piano. Si avviò verso la camera da letto, dove suo marito l'aspettava ormai già da un'oretta. "Perché ci hai messo tanto?" le disse. "Dovevo sgranchirmi un po' le gambe, ne avevo bisogno". Lentamente sfilò la maglia e i pantaloni per indossare la camicia da notte. Alzò le coperte e scivolò nel letto, tra le braccia del suo amore, contenta di reimmergersi nel suo silenzio, quel silenzio fatto di parole non dette, ma che aveva molto da darle. Era questo che voleva e si sentiva felice.
Esperimenti di scrittura:

L'IMPORTANZA DEI RICORDI
E' mattina, e sono appena rimasta sola con i miei pensieri. Piccole anime vaganti verso una meta sconosciuta senza un appiglio, né un approdo ben definiti. Quando iniziamo a pensare non sappiamo mai dove ci porterà la nostra mente, noi siamo qui, ma i nostri pensieri volano vagando nello spazio temporale e materiale. Tutto ovviamente resta nella dimensione dell'onirico, del fantastico o comunque dell'irreale, ma ci sembra davvero di andare in giro per il mondo e per il tempo. Se ad esempio un ricordo ci riporta a un viaggio nel passato, ci ritroviamo direttamente in un altro momento della nostra vita, anche in un'altra città e magari ci riconosciamo in un Io che non ci assomiglia nemmeno più, un'altra entità, noi stessi, ma estranei. I nostri cari, probabilmente, se ci vedessero così o comunque in quella dimensione non ci riconoscerebbero e noi saremmo come dei nuovi esseri che improvvisamente spuntano dal nulla.
I ricordi ci aiutano a vivere, grazie a essi possiamo rivivere una sensazione o un'emozione forte che ci ha cambiato la vita o ancora rivedere una persona cara che ormai, purtroppo, non c'è più. E' così forte il desiderio di averla con noi che siamo in grado di ricreare gli eventi vissuti insieme in modo da illudere la mente che tutto ciò è ancora reale, che la realtà è fasulla e ciò che conta è quello che c'è nella nostra mente.
I ricordi sono un po' il rifugio dell'anima, elemento imprenscindibile della nostra vita e della nostra storia...

Alessandro Papetti
Città 9 oil on canvas 205x132
Due giorni dopo, Marco aveva appuntamento con il suo impresario che gli avrebbe presentato un produttore facoltoso che aveva intenzione di affidargli un ruolo da protagonista nel suo ultimo film.
Si alzò di buon'ora e cominciò a prepararsi con meticolosità senza lasciare nessun dettaglio al caso, doveva essere perfetto, non poteva sbagliare...
Indossò la camicia, che aveva comprato un paio di giorni prima in centro, abbinandola a un jeans semplice e lineare che nella sua essenzialità metteva in risalto il suo fisico asciutto e ben modellato.
Bevve un caffè amaro come faceva tutte le mattine e in breve fu pronto per uscire.
Giù in strada le macchine s'inseguivano a ritmo frenetico nella loro corsa verso il nulla, inghiottite dal traffico della città ormai sveglia da un pezzo.
La gente indifferente sui marciapiedi laterali seguiva lo stesso ritmo delle automobili e sembrava diretta verso la stessa meta.
Marco sentiva di non appartenere a tutto ciò.
Non amava correr, preferiva riflettere e ascoltare musica classica, si sentiva come un pesce fuor d'acqua anche se non lo dava a vedere minimamente. Sapeva fingere molto bene e, d'altronde, si era scelto il mestiere dell'attore e poteva fingere come voleva senza che nessuno avesse qualcosa da ridire.
Lentamente s'incamminò verso il luogo dell'appuntamento e mentre tutto gli scivolava intorno indifferente, un'immagine di donna catturò la sua attenzione. Come un'apparizione Myriam se ne stava impalata davanti a una vetrina ad ammirare un abito che non avrebbe mai avuto il coraggio di comprare.
Sembrava assorta nei suoi pensieri, quasi assente.
Il suo corpo era lì, ma la sua mente vagava...
S'immaginava con indosso quel vestito a una serata importante.
Luci, colori, musica... una scena da film romantico dei più classici.
Poi all'improvviso una voce la riportò alla realtà:
"Ciao!"
Marco aveva preso il coraggio a quattro mani e l'aveva salutata. Era lei, la donna che aveva incontrato pochi giorni prima.
Myriam ritornò sulla Terra: "Ciao, ci conosciamo?"
"No, hai ragione non ci conosciamo, ma possiamo presentarci..."
Lei lo guardò dall'alto in basso con sguardo interrogativo, interdetta per essere stata interrotta mentre fantasticava. Non rispose e cominciò a camminare indignata.
Marco si rese subito conto conto di aver fatto la più grande gaffe della sua vita... Come poteva aspettarsi che lei accettasse volentieri di essere avvicinata da un perfetto sconosciuto? Aveva sbagliato tutto... e adesso non aveva il coraggio di seguirla nè di tentare un nuovo approccio.
(continua)
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Corrono nuvole
inseguendosi
squarciano
il cielo blu
lacerandolo
Strie bianche
di pura ovatta
lente mutano
nel divenire
del vento

Il sogno - Prima parte
Sheila si era svegliata male quella mattina, un forte mal di testa la tormentava fin dalla sera prima e, nonostante l'aspirina, non le era passato. Aveva trascorso una notte molto agitata popolata da sogni strani che l'avevano sconvolta a tal punto da farle perdere il contatto con la realtà.
Immagini sconnesse di altri luoghi e volti di persone sconosciute si alternavano a quelli di persone amiche e di vicende già vissute. I sogni hanno uno strano potere e penetrano nella mente in maniera a volte indelebile. Ci sono notti di cui non si ricordano i sogni, altri invece restano indelebili nella mente per anni.
Sheila aveva rifatto quello stesso sogno di tante notti passate che continuava a dominare la sua dimensione onirica. Lei era lì sul bordo di un burrone, al limite. Non aveva paura, era come se quello fosse il suo spazio naturale, la sua dimensione. Si sentiva leggera e sicura di sé. C'erano persone intorno a lei che la guardavano con stupore, altre con sospetto, ma lei non si curava dei loro sguardi e se ne stava lì sospesa con le braccia aperte verso l'esterno ad abbracciare l'orizzonte e il cielo azzurro che la circondava come se non esistesse null'altro.
Il sogno in sé non era un incubo, anzi era molto rilassante, ma essere sul limite del baratro le dava una sensazione di inquietudine e pericolo che, da sveglia, le faceva paura...
(continua)

Buongiorno a tutti!
Ho aggiornato anche l'altro blog, venite a leggere... ho inserito la prima parte di una leggenda australiana rigorosamente tradotta dall'inglese!!
http://paroleedintorni.splinder.com