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domenica, 13 settembre 2009
commenti
giovedì, 09 novembre 2006
commenti (2)

Il sogno - Prima parte

Sheila si era svegliata male quella mattina, un forte mal di testa la tormentava fin dalla sera prima e, nonostante l'aspirina, non le era passato. Aveva trascorso una notte molto agitata popolata da sogni strani che l'avevano sconvolta a tal punto da farle perdere il contatto con la realtà.
Immagini sconnesse di altri luoghi e volti di persone sconosciute si alternavano a quelli di persone amiche e di vicende già vissute. I sogni hanno uno strano potere e penetrano nella mente in maniera a volte indelebile. Ci sono notti di cui non si ricordano i sogni, altri invece restano indelebili nella mente per anni.
Sheila aveva rifatto quello stesso sogno di tante notti passate che continuava a dominare la sua dimensione onirica. Lei era lì sul bordo di un burrone, al limite. Non aveva paura, era come se quello fosse il suo spazio naturale, la sua dimensione. Si sentiva leggera e sicura di sé. C'erano persone intorno a lei che la guardavano con stupore, altre con sospetto, ma lei non si curava dei loro sguardi e se ne stava lì sospesa con le braccia aperte verso l'esterno ad abbracciare l'orizzonte e il cielo azzurro che la circondava come se non esistesse null'altro.
Il sogno in sé non era un incubo, anzi era molto rilassante, ma essere sul limite del baratro le dava una sensazione di inquietudine e pericolo che, da sveglia, le faceva paura...

(continua)

lunedì, 18 settembre 2006
commenti (7)

La necessità di trovare un equilibrio

 

 

Da secoli l’uomo si è trovato di fronte a culture e ideologie diverse. Leggi e costumi non condivisi, religioni e idee politiche di diversa ispirazione che hanno plasmato la mente e forgiato il modo di essere di milioni e milioni di persone. In passato si era più inclini a rifiutare tutto ciò che era considerato diverso, che non si conformava al modo generale di pensare o che, comunque avesse delle caratteristiche insolite ed esotiche. Di conseguenza ogni atteggiamento che rientrava in questa definizione, era osteggiato e, nel Medioevo bigotto, era combattuto come qualcosa proveniente dal male e assolutamente da estirpare per evitare la contaminazione con il resto della popolazione.

Oggi, a molti secoli di distanza, la tendenza è generalmente cambiata e si va verso un’accettazione del diverso e dell’ “esotico” sempre più consapevole e rivolta verso la tolleranza e la contaminazione. Tutto ciò è inevitabile, uomini di diverse etnie e provenienza vengono ogni giorno a contatto gli uni con gli altri regalandosi un pezzo di se stessi e della propria cultura a vicenda. Da ciò deriva una lenta e graduale metamorfosi che, anche se inconsapevolmente, ci coinvolge. Elementi cosiddetti stranieri si mescolano alla vita di tutti i giorni, usi e costumi, un tempo relegati a paesi lontani, arrivano a noi sotto forma di mode e tendenze. Tutto ciò s’insinua nella nostra vita senza trovare barriere. Ci si veste con accessori e abbigliamento etnico senza problemi, sfoggiando magari un paio di orecchini proveniente dall’Africa, o altri oggetti tipici di queste culture.

Quest’atteggiamento sembra però cambiare orientamento nel momento in cui incontriamo un extracomunitario all’angolo della strada intento a vendere fazzoletti, oppure quando sull’autobus sale un gruppo di “zingari”. C’è sempre qualcuno che si volta con aria di superiorità e con la puzza sotto al naso a guardare, oppure si sposta di posto evitando ogni possibile contatto fisico o verbale. Ecco che tutto ciò che, precedentemente era sembrato particolare, alla moda e di tendenza, viene dimenticato. Come se quegli oggetti e quel modo particolare di vestirsi non avessero fondamenti culturali, come se fossero totalmente staccati e privati del loro significato.

Portare il “tika”, quel puntino rosso che le donne indiane si disegnano al centro della fronte, per esempio, non è una moda, ma è un usanza ricca di significati e di intenso valore sociale.

Se quest’atteggiamento cambiasse dando più valore alle cose per quello che sono in realtà e cercando di non condannare o rifiutare tutto ciò che è esotico, come facevano nel Medioevo forse si potrebbe andare oltre il concetto di tolleranza e raggiungere una tranquilla e proficua convivenza tra gli individui di qualsiasi provenienza. Rifiutare o condannare ciò che è diverso senza conoscerlo è da ignoranti, e soprattutto da stupidi…

Spesso non si è affatto consapevoli di quanto possiamo imparare nel confronto con gli altri e con la loro cultura.

 fotografia di Sebastiao Salgado 

lunedì, 31 luglio 2006
commenti (4)

Dedicato a tutti i bambini nel mondo...

di ogni razza

colore

paese...

che ci sia sempre un arcobaleno...

Bambini (Paola Turci)

Bambino
Armato e disarmato in una foto
Senza felicità
Sfogliato e impaginato in questa vita
sola
Che non ti guarirà
Crescerò e sarò un po’ più uomo
ancora
Un’altra guerra mi cullerà
Crescerò combatterò questa paura
Che ora mi libera
Ragazzini corrono sui muri neri di città
Sanno tutto dell’amore che si prende
e non si dà
Sanno vendere il silenzio e il male
La loro poca libertà
Vendono polvere bianca ai nostri
anni
E alla pietà
Bambini, bambini
Bambino
In un barattolo è rinchiuso un seme
Come una bibita
Lo sai che ogni tua lacrima futura ha
un prezzo
Come la musica
Io non so quale bambino questa sera
Aprirà ferite e immagini
Aprirà
Le porte chiuse e una frontiera
In questa terra di uomini
Terra di uomini.. oh bambino
Qual è la piazza in Buenos Aires dove
tradirono
Tuo padre il suo passato assassinato
Desapareçidos
Ragazzini corrono sui muri neri di città
Sanno tutto dell’amore che si prende
e non si dà
Sanno vendere il silenzio e il male
La loro poca libertà
Vendono polvere bianca ai nostri
anni
E alla pietà
Bambini, bambini
Bambino
Armato e disarmato in una foto senza
felicità
Sfogliato e impaginato in questa vita
sola
Che ti sorriderà

fotografia di Sebastiao Salgado

fotografia di Sebastiao Salgado

domenica, 30 luglio 2006
commenti (8)

Venite nel mio regno, vi assicuro che non ve ne pentirete.... voglio mordervi sul collo...

http://s3.bitefight.it/c.php?uid=51612

mercoledì, 21 giugno 2006
commenti (7)

La metamorfosi

La metamorfosi dell'individuo è uno dei temi fondamentali della mia tesi di laurea. Nella tesi ho analizzato tre romanzi di Salman Rushdie, uno scrittore anglo-indiano molto noto per la fatwa che si è attirato per il suo romanzo sui Versi Satanici. Mal visto dalle autorità islamiche ha trascorso parte della sua vita nascondendosi per sfuggire alla condanna a morte.
Ora sto leggendo il suo ultimo romanzo Shalimar il Clown e ancora una volta l'autore riprone il tema della metamorfosi. Il protagonista è una specie di saltinbanco del Kashmir, capace di camminare su una corda sospeso nel vuoto. È proprio questo che mi fa riflettere.
Coloro che sono cosmopoliti, che vivono a cavallo di più culture passando la loro vita in giro per il pianeta, non hanno una loro patria, sono come acrobati che camminano nel vuoto su una corda sospesa. Shalimar è molto abile a camminare nel vuoto, sembra quasi il suo elemento naturale. La corda poi si spezzerà...
Io credo che questo sia proprio sintomo del suo essere outsider, come lo sono tutti i personaggi di Rushdie e la maggior parte di quelli della letteratura post-coloniale. Uomini e donne senza radici che non sanno e non riescono a trovare un luogo cui appartenere.
Il concetto di metamorfosi si collega a tutto ciò proprio perché rende l'idea della mescolanza di più elementi di origine diversa che trasformano l'originale rendendolo un ibrido. In Rushdie sono presenti tutti questi elementi e si vede la metamorfosi, in lui e nei suoi personaggi convivono elementi occidentali e orientali: le origini dei padri e l'altrove (Inghilterra, Europa, America); la religione (Islam) e l'ateismo.

Per fortuna la fatwa è stata ritirata e credo che questo sia un buon segno dell'affermazione della libertà di parola e di scrittura.

SHALIMAR THE CLOWNManticora

sabato, 11 marzo 2006
commenti (2)

Borders, limits, confini, frontiers, migrants.....

Migrations di Sebastiao Salgado.

 

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