About me

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Che ora è...


by Blografando&AB

Commenti

Categorie

Cosa sto leggendo...

Foto recenti

Stranezze[1] Stranezze[1]
Vedi altri media

Link amici

Banner exchange

Inserisci qui i codici dei tuoi banner amici

Archivio

Box

Contatore visite

Box vuoto

Credits

Pensieri, emozioni, parole...

lunedì, 18 settembre 2006
commenti (7)

La necessità di trovare un equilibrio

 

 

Da secoli l’uomo si è trovato di fronte a culture e ideologie diverse. Leggi e costumi non condivisi, religioni e idee politiche di diversa ispirazione che hanno plasmato la mente e forgiato il modo di essere di milioni e milioni di persone. In passato si era più inclini a rifiutare tutto ciò che era considerato diverso, che non si conformava al modo generale di pensare o che, comunque avesse delle caratteristiche insolite ed esotiche. Di conseguenza ogni atteggiamento che rientrava in questa definizione, era osteggiato e, nel Medioevo bigotto, era combattuto come qualcosa proveniente dal male e assolutamente da estirpare per evitare la contaminazione con il resto della popolazione.

Oggi, a molti secoli di distanza, la tendenza è generalmente cambiata e si va verso un’accettazione del diverso e dell’ “esotico” sempre più consapevole e rivolta verso la tolleranza e la contaminazione. Tutto ciò è inevitabile, uomini di diverse etnie e provenienza vengono ogni giorno a contatto gli uni con gli altri regalandosi un pezzo di se stessi e della propria cultura a vicenda. Da ciò deriva una lenta e graduale metamorfosi che, anche se inconsapevolmente, ci coinvolge. Elementi cosiddetti stranieri si mescolano alla vita di tutti i giorni, usi e costumi, un tempo relegati a paesi lontani, arrivano a noi sotto forma di mode e tendenze. Tutto ciò s’insinua nella nostra vita senza trovare barriere. Ci si veste con accessori e abbigliamento etnico senza problemi, sfoggiando magari un paio di orecchini proveniente dall’Africa, o altri oggetti tipici di queste culture.

Quest’atteggiamento sembra però cambiare orientamento nel momento in cui incontriamo un extracomunitario all’angolo della strada intento a vendere fazzoletti, oppure quando sull’autobus sale un gruppo di “zingari”. C’è sempre qualcuno che si volta con aria di superiorità e con la puzza sotto al naso a guardare, oppure si sposta di posto evitando ogni possibile contatto fisico o verbale. Ecco che tutto ciò che, precedentemente era sembrato particolare, alla moda e di tendenza, viene dimenticato. Come se quegli oggetti e quel modo particolare di vestirsi non avessero fondamenti culturali, come se fossero totalmente staccati e privati del loro significato.

Portare il “tika”, quel puntino rosso che le donne indiane si disegnano al centro della fronte, per esempio, non è una moda, ma è un usanza ricca di significati e di intenso valore sociale.

Se quest’atteggiamento cambiasse dando più valore alle cose per quello che sono in realtà e cercando di non condannare o rifiutare tutto ciò che è esotico, come facevano nel Medioevo forse si potrebbe andare oltre il concetto di tolleranza e raggiungere una tranquilla e proficua convivenza tra gli individui di qualsiasi provenienza. Rifiutare o condannare ciò che è diverso senza conoscerlo è da ignoranti, e soprattutto da stupidi…

Spesso non si è affatto consapevoli di quanto possiamo imparare nel confronto con gli altri e con la loro cultura.

 fotografia di Sebastiao Salgado 

mercoledì, 21 giugno 2006
commenti (7)

La metamorfosi

La metamorfosi dell'individuo è uno dei temi fondamentali della mia tesi di laurea. Nella tesi ho analizzato tre romanzi di Salman Rushdie, uno scrittore anglo-indiano molto noto per la fatwa che si è attirato per il suo romanzo sui Versi Satanici. Mal visto dalle autorità islamiche ha trascorso parte della sua vita nascondendosi per sfuggire alla condanna a morte.
Ora sto leggendo il suo ultimo romanzo Shalimar il Clown e ancora una volta l'autore riprone il tema della metamorfosi. Il protagonista è una specie di saltinbanco del Kashmir, capace di camminare su una corda sospeso nel vuoto. È proprio questo che mi fa riflettere.
Coloro che sono cosmopoliti, che vivono a cavallo di più culture passando la loro vita in giro per il pianeta, non hanno una loro patria, sono come acrobati che camminano nel vuoto su una corda sospesa. Shalimar è molto abile a camminare nel vuoto, sembra quasi il suo elemento naturale. La corda poi si spezzerà...
Io credo che questo sia proprio sintomo del suo essere outsider, come lo sono tutti i personaggi di Rushdie e la maggior parte di quelli della letteratura post-coloniale. Uomini e donne senza radici che non sanno e non riescono a trovare un luogo cui appartenere.
Il concetto di metamorfosi si collega a tutto ciò proprio perché rende l'idea della mescolanza di più elementi di origine diversa che trasformano l'originale rendendolo un ibrido. In Rushdie sono presenti tutti questi elementi e si vede la metamorfosi, in lui e nei suoi personaggi convivono elementi occidentali e orientali: le origini dei padri e l'altrove (Inghilterra, Europa, America); la religione (Islam) e l'ateismo.

Per fortuna la fatwa è stata ritirata e credo che questo sia un buon segno dell'affermazione della libertà di parola e di scrittura.

SHALIMAR THE CLOWNManticora

lunedì, 20 marzo 2006
commenti

Quando le parole non servono...

permalink ::::: Leggi i commenti (popup) :::: categoria : cultura, immagini, fotografie, interessi, salgado, migrations, migrante
sabato, 11 marzo 2006
commenti (2)

Borders, limits, confini, frontiers, migrants.....

Migrations di Sebastiao Salgado.

 

permalink ::::: Leggi i commenti (2)(popup) :::: categoria : cultura, fotografie, confini, salgado, frontiera, migrations, migrante